Un tempo l’inserimento di impianti era considerata una tecnica “pionieristica” e presentava molti rischi di fallimento; in alcuni casi l’intervento veniva addirittura eseguito in sala operatoria in anestesia totale. Oggi, grazie alla presenza di impianti sempre più evoluti tecnologicamente e all’affinamento delle tecniche chirurgiche, è possibile posizionare impianti in totale tranquillità e sicurezza in studio.
Prima di eseguire l’intervento è necessaria una visita molto approfondita da parte del dentista o, in alcuni casi, del chirurgo orale, corredata da una Panoramica dentaria, allo scopo di valutare attentamente la zona dove devono essere inseriti gli impianti e pianificare la riabilitazione protesica. In molti casi, dopo la visita, viene prescritta al paziente, come approfondimento diagnostico, una TAC detta “Cone Beam”, che VIENE ESEGUITA CON UN’APPARECCHIATURA QUASI IDENTICA A QUELLA UTILIZZATA PER LA PANORAMICA e consente di avere una visione tridimensionale della cresta ossea, permettendo di inserire l’impianto nella posizione ideale e in completa sicurezza.
L’intervento di implantologia viene effettuato in una sala chirurgica sterile previa anestesia locale. Ogni impianto viene inserito facendo un piccolo accesso sulla mucosa e preparando in maniera attenta e precisa il sito, mediante appositi strumenti progettati per lavorare l’osso in modo miniinvasivo. Al termine dell’intervento viene prescritta a ciascun paziente una copertura farmacologica (antibiotici ed antiinfiammatori) da assumere nei giorni successivi all’intervento, allo scopo di prevenire ogni possibile disagio e garantire il massimo confort possibile.
L’intervento non è doloroso in quanto viene eseguito in anestesia locale, che se eseguita correttamente, consente al paziente di affrontare l’intervento senza alcun sintomo. Nei casi in cui il paziente sia molto ansioso o si preveda che l’intervento da eseguire possa un po’ più lungo, è possibile ricorrere alla sedazione cosciente, che consiste nella somministrazione, sotto controllo di un anestesista di alcuni farmaci (di solito tranquillanti) che aumentano il rilassamento ed eliminano completamente lo stress ed il disagio, consentendo anche al dentista di lavorare in tranquillità. Al termine della seduta di impantologia viene prescritta, oltre alla copertura antibiotica, una terapia di supporto con antiinfiammatori e antidolorifici, da assumere prima che l’effetto dell’anestesia svanisca e per i giorni successivi (di norma 5-7 gg), che è studiata ad hoc per aumentare il confort del paziente, consentendogli di affrontare la fase post operatoria con sintomi minimi o trascurabili, spesso completamente assenti.
Assolutamente no, ad eccezione dei pazienti molto giovani, di età inferiore a 18-20 anni, dal momento che sono ancora in fase di sviluppo dell’apparato sceletrico.
Un limite massimo di età non esiste, anzi, la terapia con impianti, grazie ai nuovi materiali e alle nuove tecniche, è sempre più consigliata e praticata anche in pazienti molto anziani, dopo un’attenta valutazione delle condizioni di salute ed in assenza di patologie che ne costituiscono una controindicazione (diabete non compensato, assunzione di bifosfonati ecc). Ad eccezione, infatti, dei casi (molto rari) in cui non è possibile eseguire questo tipo di terapia, gli impianti consentono di realizzare su pazienti di età un po’ più avanzata delle soluzioni che consentono loro o di masticare su denti fissi o di stabilizzare in modo ottimale protesi totali mobili, (risolvendo problemi di basculamento e di scarsa ritenzione), migliorando quindi considerevolmente il confort durante la masticazione e la qualità della vita.
Dopo il posizionamento degli impianti, prima di inserire le corone, in condizioni normali è necessario aspettare il tempo necessario perché avvenga il processo di osteointegrazione, di solito 4 mesi per l’arcata superiore e 3 mesi per la mandibola.
Nei casi in cui la quantità e la qualità di osso presente lo consentano, è possibile eseguire il carico immediato, ossia inserire dei “denti provvisori” sugli impianti già il giorno stesso dell’intervento o al massimo entro 36 ore. Di solito si effettua nei settori anteriori, per evitare disagi di natura estetica o nei casi di protesi totali ritenute da impianti (Toronto Bridge), consentendo al paziente di iniziare ad utilizzare gradualmente i nuovi denti.
Anche quando non si effettua il carico immediato, se necessario o richiesto dal paziente, è comunque quasi sempre possibile inserire delle protesi provvisorie, che possono essere o fisse ed incollate ai denti adiacenti (nel caso di elementi singoli) o protesi mobili molto estetiche.
Un tempo il fallimento degli impianti era piuttosto frequente, per poi ridursi progressivamente negli anni grazie al miglioramento delle tecniche e all’evoluzione dei materiali. Oggi, grazie agli impianti di ultima generazione, se avviene una corretta pianificazione dell’intervento e valutazione attenta delle condizioni di salute, il rischio è praticamente azzerato e in ogni caso inferiore rispetto a molte altre terapie odontoiatriche. Nei casi rarissimi in cui non avvenga l’osteointegrazione, non si verificano comunque conseguenze irreversibili ed è possibile rimuovere l’impianto in maniera asintomatica e atraumatica allo scopo di fare guarire l’osso, per poi inserire, se il paziente lo desidera, un nuovo impianto.
Il rigetto dell’impianto è impossibile, dal momento che è costituito da titanio, un metallo puro, totalmente biocompatibile con il nostro organismo, e pertanto non viene riconosciuto dai nostri anticorpi come un corpo estraneo.
Assolutamente si. Le viti implantari sono dei pezzi meccanici artificiali ma sono inseriti all’interno di un tessuto vivo, l’osso e alloggiano nello stesso abiente in cui sono presenti i denti naturali, quindi possono essere aggrediti dagli stessi batteri.
Gli impianti non si possono cariare, ma, nel caso in cui non siano puliti correttamente, possono essere soggetti all’azione degli stessi batteri che causano la malattia parodontale nei denti naturali e andare incontro a perimplantite, un processo infiammatorio che colpisce l’osso che li circonda. Questa patologia tende a causare un graduale riassorbimento dell’osso perimplantare, e se non viene intercettata e curata tempestivamente, oltre a provocare episodi simili agli ascessi ai denti, nei casi più gravi può portare addirittura alla perdita degli impianti stessi.
Consigliamo pertanto a tutti i pazienti di lavare i denti supportati da impianti in modo molto accurato, avendo cura di completare la pulizia con filo interdentale e scovolino, negli spazi dov’è necessario, seguendo le indicazioni del dentista e dell’igienista dentale. È inoltre importante eseguire periodicamente sedute di igiene professionale in studio (detartrasi) abbinate a controlli dal dentista, allo scopo di monitorare la salute sia degli impianti che dei tessuti duri e molli che li circondano.
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